When?

Un po’ di storia

Sono 1.400 le specie di insetti considerati commestibili e quasi cento i Paesi in cui si mangiano:
ben 36 in Africa, 23 nelle Americhe, 29 in Asia e persino 11 in Europa secondo la National
Geographic Society; e sono almeno 3.000 nel mondo i gruppi etnici che considerano gli insetti
una risorsa alimentare tradizionale. Infatti, gli insetti da noi europei considerati ripugnanti, hanno
in realtà una storia molto antica.
Siamo indotti a pensare che gli insetti rappresentino una sorta di “cibo da carestia”: ecco,
questo è un importante mito da sfatare. È facilissimo notare infatti come la distribuzione
geografica delle abitudini alimentari richiami molto la disponibilità di quel prodotto in quella
determinata zona: in Italia ad esempio erano molto diffusi gli olivi, motivo per cui l’olio d’oliva è
divenuto alla base della nostra alimentazione. Così il consumo di insetti è particolarmente
proficuo ai Tropici, dove sono presenti moltissime specie di insetti ed è più facile la raccolta.
Bisogna tenere presente infatti che alcune tipologie di insetti sono commestibili e altre no, così
come per i funghi e moltissime altre categorie di cibo. Inoltre, la bontà di un insetto dipende
molto anche da come viene cucinato: essendo un sapore poco conosciuto, può essere difficile
accostarlo ai giusti ingredienti e gusti.
Purtroppo queste però sono solo alcune delle difficoltà che possiamo riscontrare nell’introdurre
gli insetti nella nostra alimentazione. Il disgusto, che potrebbe derivare anche da una paura
diffusa per questa categoria di animali, è probabilmente influenzato anche da altri fattori che
non ci spingono ad assaggiarli. Citiamo ad esempio il fatto che gli insetti sono visti come un cibo
povero, riconducibile alle popolazioni meno sviluppate dove vengono consumati. Oppure il fatto
di non disporre di modelli che ci dimostrano effettivamente i lati positivi di un’alimentazione
comprensiva di insetti sicuramente ci influenza negativamente: come un bambino vedendo ciò
che mangiano i genitori riesce a riconoscere ciò che è commestibile da ciò che non lo è e
potenzialmente ciò che è buono dal suo opposto, così continuiamo a fare anche in età adulta.
Ad esempio, il sushi che fino a poco fa era considerato disgustoso e poco sicuro, ora è
diffusissimo e apprezzatissimo, anche a causa del fatto che la sua formula commericlae all you
can eat lo ha reso un cibo di ritrovo, collegato a sensazioni positive di appartenenza e felicità. Il
riscontro sociale e i modelli che ci vengono posti risultano di importanza fondamentale, ma
purtroppo per quanto riguarda gli insetti scarseggiano. Recentemente la celebrità Angelina Jolie
ha condiviso delle foto dei suoi pasti includenti aracnidi come ragni e scorpioni e Carlo Cracco
ha proposto nel suo ristorante un piatto a base di locuste brasate al vino rosso, ma l’influsso di
così poche persone, per quanto apprezzabile, non è sufficiente, anche se costituisce
sicuramente un passo nella giusta direzione.
Progressi vengono fatti anche sul fronte legale, visto che gli insetti erano considerati alimenti
pericolosi e incommestibili, mentre ora sono state introdotte leggi che permettono il consumo di
determinati esemplari. In Svizzera la catena Coop dal 2017 ha anche iniziato a far circolare
degli hamburger contenti una specie di verme, il tenebrione mugnaio o larva della farina, che
riferisce sono stati molto apprezzati dai consumatori.
Anche in Italia, secondo un’indagine commissionata da Rentokil Initial, è emerso che oltre il
40% degli italiani ritiene che gli insetti possano essere uno dei cibi del futuro, con i giovani tra i
18 e i 34 anni che dimostrano maggiore apertura (49%) contro il 63% degli over 55 che pensa
che gli insetti non saranno mai accettati come alimenti in Italia. Gli analisti registrano inoltre che
4 italiani su 10 si dimostrano aperti all’assaggio del “novel food” (cibo del futuro), un 19% li
assaggerebbe incuriosito dal gusto, mentre un 21% sarebbe stupito e indeciso se provarli.
È importante tenere presente che questi, sebbene a prima vista possano sembrare molto
blandi, sono in realtà dei raggiungimenti che fino a poco tempo fa erano considerati impensabili:
essendo l’Italia un luogo dalla così grande tradizione culinaria e un paese in generale molto
conservatore, l’apertura mentale verso nuovi cibi è sempre stata ostacolata da vecchie
credenze. Le nuove generazioni fortunatamente stanno contribuendo all’accettazione di nuovi
stili di vita diversi dai propri e i viaggi che vengono continuamente proposti anche dai media
verso mete esotiche accentuano la volontà di scoperta di nuove culture e usanze, anche
gastronomiche. E così si viene a sapere che in Thailandia si mangiano scorpioni arrostiti e ragni
fritti, che sono considerati dalla popolazione locale delle vere e proprie leccornie: sono aracnidi
molto diffusi nello street food asiatico insieme ad insetti come grilli, locuste e bachi che vengono

fritti, arrostiti o stufati con salse piccanti. È interessante notare che i thailandesi parlano di
“raccolta di insetti” come semplici offerte dei boschi o campagne, alla stessa stregua dei funghi,
frutti di bosco e lumache. Gli insetti vengono spesso raccolti di notte, per poi essere conservati
in frigorifero e utilizzati per fortificare di proteine e fibra zuppe, minestre e ogni altra pietanza. Le
termiti e i bruchi sono considerati un ottimo alimento in buona parte dell’Africa, mentre in
Madagascar si possono assaggiare alcune specie di farfalle fritte con la pastella. Le cimici
d’acqua giganti sono l’insetto più apprezzato in Asia, essendo impiegate nell’alimentazione
umana in Cina, Giappone, India e in tutto il sudest asiatico, dall’Indocina all’Indonesia. In
Giappone, sulle montagne, le larve di vespa bollite sono considerate specialità, così come le
larve di molti insetti acquatici. Le cavallette sono ampiamente consumate in tutto il sud del
Messico, servite arrosto e aromatizzate con aglio, succo di lime e sale. Si trova il “caviale di
insetti“, uova di formiche raccolte da radici di piante di agave bollite o fritte nel burro, sia da
mangiare nei tacos, o per essere presentati in una ciotola con un contorno di tortillas per il piatto
popolare chiamato escamoles. In Venezuela il popolo Piaroa considera le tarantole Golia (o
migali) una vera prelibatezza: possono raggiungere le dimensioni di un piatto piano, con otto
enormi zampe che accontentano una famiglia numerosa, e vengono arrostite sul fuoco.
Invece per gli occidentali, tra gli insetti che risultano meno sgradevoli ci sono le formiche, sono
dolci e hanno un gusto simile alle noccioline, le cimici, che sanno di mela, e alcune larve di
falena, che tendono al piccante.
È difficile dire se in Italia l’entomofagia è dietro l’angolo o distante anni luce, ma sicuramente
speranza c’è. L’Italia potrebbe sorprenderci ancora una volta dimostrandoci che l’avevamo
sottovalutata e che in realtà siamo in grado di raggiungere nuove mete anche quando c’è da
camminare molto su sentieri sconosciuti.

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